Logo esteso South Face Paradise

Il parco più antico d'Italia

Nel 1856 Re Vittorio Emanuele II dichiara Riserva Reale di Caccia le montagne del Gran Paradiso, unico “4000” posto interamente in territorio italiano, salvando dall’estinzione lo stambecco delle alpi ( Capra ibex ), ormai scomparso da tutto l’arco alpino, eccezion fatta  per alcune centinaia di esemplari distribuiti appunto attorno al massiccio del Gran Paradiso: da questo momento in poi solo il re e la famiglia reale potranno cacciarlo.

Vengono allora costruiti o riadattati, fra il 1860 e il 1900, ben 325 chilometri di mulattiere che collegavano fra loro cinque “case di caccia Reali”, poste a 2000-2200 m di quota. Le  “casine” erano situate ad  Orvieille ed al piani del Nivolet (odierno rifugio Savoia)  in Valsavarenche, al Gran Piano di Noasca  in Valle Orco, a Dondena in val di Champorcher ed al Lauson in Valnontey ( rispettivamente odierni rifugi Dondena e Vittorio Sella) .

Tali mulattiere, cavalcabili, erano organizzate con una dorsale principale di 150 chilometri, che collegava le case reali, superando valichi e scoscesi pendii, e diverse derivazioni per 175 chilometri, in direzione dei casotti dei guardiacaccia e delle postazioni venatorie, le più remote delle quali erano spesso ubicate al limite della superficie un tempo occupata dai ghiacciai!

Nel 1913 si svolge l’ultima caccia reale; sei anni più tardi Vittorio Emanuele III decide di cedere allo Stato italiano i territori del Gran Paradiso di sua proprietà, indicando come condizione la creazione di un Parco Nazionale per la protezione della flora e della fauna alpina.

Il 3 dicembre 1922 viene istituito il Parco Nazionale Gran Paradiso, il primo Parco Nazionale italiano  ed i guardiacaccia diventano gli odierni membri del corpo di sorveglianza, cioè i guardaparco. Ed è proprio per questo retaggio storico che la figura del guardaparco rimane a tutt’oggi una peculiarità del Parco Nazionale del Gran Paradiso: in tutti gli altri parchi nazionali infatti la sorveglianza è affidata al corpo militare dei Carabinieri Forestali ( ex Corpo Forestale dello Stato), così come nei grandi parchi nazionali statunitensi è affidata ai “Forester”, i cosiddetti “rangers”.

A partire dall’area protetta lo stambecco gradualmente comincerà a ripopolare l’arco alpino, sia in maniera spontanea che con reintroduzione di capi ivi catturati. Negli ultimi anni il Parco ha visto un incremento delle presenze faunistiche con il ritorno del lupo e la prima nidificazione del gipeto sulle Alpi Occidentali.

A partire dal secondo dopoguerra, la presenza del Parco ed un mix di fattori geografici, naturalistici, storici e culturali hanno fatto si che le vallate alpine interessate dall’area protetta rimanessero al di fuori delle dinamiche legate allo sviluppo del turismo di massa , preservandone l’autenticità. Tali fattori si sono riverberati con particolare intensità nelle valli Orco e Soana, poste nel versante piemontese del Parco: due valli il cui destino sembra essere quello di vedere il ritorno della natura e l’estinzione dell’uomo.

Fare un viaggio nel territorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso significa provare l’emozione di una full-immersion  in un’area caratterizzata dall’estesa “wilderness”: grandi spazi incontaminati, ghiacciai, torrenti impetuosi, incontri ravvicinati con la fauna selvatica, montagne che hanno fatto la storia dell’alpinismo (anche se non quello da copertina), pareti leggendarie che hanno tenuto a battesimo l’arrampicata moderna, tranquillità, silenzi, raccoglimento, ospitalità genuina ma sincera, mai adulatoria.